Sunday, August 29, 2010

Dulce de leche e due biglietti… ;)

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L’ho visto martedì per cena, perché mi ha detto che voleva illustrarmi qualcosa (portate pazienza, bambine… Vi informerò per tempo!). Gli ho portato un regalino, che so che adora e che non avevo mai fatto, quindi ci tenevo ad avere un’opinione prima di utilizzarlo per un’altra ricetta che so che adora, visto che su internet ho letto alcune recensioni negative su questo metodo per fare il dulce de leche (si legge: dulse de lece). Così, gli ho portato un barattolino con quello che avevo provato a fare il giorno prima.
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Ingredienti:
1 lattina di latte condensato
una pentola d’acqua
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Mettete la lattina dentro la pentola, in modo che sia coperta completamente, poi cuocete per due ore, parzialmente coperto in modo che l’acqua non evapori troppo in fretta. Fate solo attenzione che la lattina sia sempre coperta d’acqua, potete fare come me che ho messo a bollire dell’acqua in un altro pentolino e la aggiungevo alla pentola grande ogni volta che vedevo che il livello scendeva.
Fate raffreddare nella pentola. Gustate.
Ero curiosissima di assaggiarlo, e sono stata delusa. Per me il sapore è esattamente come quello del latte condensato, cambia solo la consistenza. E poi è troppo dolce, non ho potuto mangiarne più di un cucchiaino. L’ho travasato in un barattolo di vetro e l’ho messo in frigo.
Il giorno dopo, prima di darglielo, l’ho assaggiato di nuovo… Aaaahhhhhh!!!!! Ora sì che ci siamo!!!!! Va assolutamente mangiato freddo, almeno a mio parere. Tutta un’altra cosa. Anche se da solo per me è sempre troppo dolce.
Il professore ha gradito ed era contento come un bambino!!! L’ha assaggiato direttamente al ristorante, e mi ha detto che era perfetto, esattamente identico a come doveva essere!! Quando gli ho detto come si fa, ha perso un po’ di entusiasmo perché credeva fosse qualcosa di difficilissimo, ma ha davvero apprezzato molto. Poi mi ha anche chiesto di andare a prendere un caffè così poteva mangiarselo coi biscottini mentre mi illustrava il programma che aveva preparato sul computer.
L’ho rivisto mercoledì, dopo il mega pranzo da Sako e Jack. Doveva accompagnarmi in agenzia per vedere case, ma prima ha fatto merenda col mio dulce de leche. Tra l’altro, io devo imparare a non dimenticarmi più la macchina fotografica quando sono da lui, perché mentre si preparava i toast e spalmava la crema mi sentivo così ispirata, sarebbero venute un sacco di foto fantastiche, coi coltelli e i piatti giusti e qualcuno che teneva sollevata la fetta. L’agenzia era già chiusa quindi niente, ce ne siamo andati in palestra.
Il giorno dopo ci siamo incontrati la mattina, sono andata da lui, abbiamo preso il suo miticissimo caffè che suo fratello gli manda dalle Hawaii, Vanilla and Macadamia Nut, che è la fine del mondo, tanto che spesso e volentieri apriamo la busta per sniffarcelo un po’,
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poi siamo andati alla libreria inglese. Pioveva, come sta facendo da ormai dieci giorni, ininterrottamente, quindi siamo arrivati lì già fradici. Abbiamo trovato un paio di libri (poi spiegherò perché ci servivano i libri eh… state buone e siate pazienti! ;) ), il mio tra l’altro consigliato da lui, sono proprio curiosa di conoscere i suoi gusti letterari, anche se mi sa che distano parecchio dai miei, comunque…
Eravamo alla cassa per pagare, quando io mi sono accorta che mi ero portata il portatile dietro tutto il tempo perché dopo sarei andata direttamente in azienda a insegnare italiano e volevo far vedere un film, ma… avevo dimenticato l’hard disk esterno, dove tengo tutti i film!!! Accidenti, mi sono trascinata sto coso per niente!!! (si è offerto di portarmelo eh… ma io odio chi si porta la roba dietro e poi la fa trasportare agli altri, così mi sono opposta, testona come un mulo). Insomma, ero tutta indispettita con me stessa, e lui mi guardava col sorrisetto e poi mi ha detto qualcosa che non ho capito e poi mi ha guardata e mi ha chiamata
‘muñeca’ (si legge ‘munieca’)!!!! MI HA CHIAMATA MUñECA!!!!!!!!!!!!!!! ODDIOOOOOOOOOOOOOO immaginate cosa mi è partito e che fatica ho fatto per contenere la mia esplosione di gioia!!! Beh per forza non lo immaginate, visto che probabilmente non conoscete questa parola, stupida che sono!
Dunque dovete sapere che mi sono messa a studiare spagnolo. Perché ho sempre desiderato farlo e perché ritengo che, con l’inglese e il cinese sia l’altra lingua da conoscere, e perché se la mia favola si dovesse avverare e io dovessi andare a vivere col mio principe in qualche posto in Sud America (soooognaaaaaaaaaaaaaareeeeeee… oooooooooo-oooooooooo), almeno non sarei spaesata e potrei trovare un lavoro. Insomma non si può dire che la mia fantasia non cavalchi. Va beh. Un giorno gli stavo chiedendo elucidazioni e siamo finiti per metterci a cercare come si dicono tutte le parti del corpo, alcune delle quali lui non ricordava. Quando siamo arrivati a ‘polso’, che si dice appunto muñeca, lui mi ha spiegato che in Argentina c’è un detto, che recita più o meno che da fidanzati si è legati per i polsi, perché ci si dà la mano, da sposati si è legati con le manette. E per questo motivo, l’appellativo corrispondente a ‘honey’, ‘sweety’, ‘darling’, per loro è muñeca.
A me questa parola piace moltissimo, e da quel giorno ho sempre desiderato che mi chiamasse così. Lui non è il tipo da ‘honey’, ‘tesoro’, ‘baby’… No way! Non ce lo vedo proprio. Però muñeca detto da lui è perfetto. Ma mica gli posso chiedere, di chiamarmi così. E, quando l’ha fatto, io mi son sentita spuntare le alucce dietro la schiena!!! :)))))))))))))))))))))))
Ok basta sdolcinerie, che faccio venire il diabete a tutte.
Dopo siamo andati a mangiare i noodles, e dopo sono andata a lavorare. Lui è stato di nuovo carinissimo con me.
La sera dopo abbiamo portato Guillaume a cena fuori. La serata è stata piacevole, il mio Professor Bear e io eravamo in perfetta sintonia, tanto che alcune volte ho avuto paura che Guillaume potesse sentirsi di troppo. Ma stava abbastanza bene anche lui, siamo riusciti a farlo ridere più di una volta. E’ stato bello vederlo sorridere. Poi io e il mio Prof. Bear siamo andati all’Lpg, dove abbiamo giocato a freccette contro Bettina e Kelly e abbiamo vinto! Poi casina… Io il sabato mattina dovevo lavorare e lui me l'ha fatta pesare abbastanza, manco fosse una scelta mia, cercando di convincermi a non andare. E invece, alle 8.15, dopo 3 ore esatte di sonno (tra una cosa e l’altra, olé!! il tempo vola né!!), mi son dovuta alzare e prendere il pullman, diretta verso l’altra parte della città. Ero quasi giunta a destinazione quando il tipo per cui lavoro mi chiama dicendo che c’è stata una specie di ribellione, che i progettisti non vogliono venire al sabato, e quindi non c’era nessuno per cui tradurre, e che se volevo potevo tornarmene a casa. Quante ne ho tirate giù, lo sanno solo le persone presenti sul pullman!!! Avrò usato 3 lingue diverse ma esprimere tutta la mia rabbia per essermi persa la mia mattinata solita col Prof. Bear!!! E dire che per convincermi a non andare, mi aveva pure detto che, se restavo a casa, mi avrebbe preparato i pancakes!!!! GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Comunque, ho fatto buon viso a cattivo gioco e ne ho approfittato per andare da Decathlon a comprare uno zainone da viaggio, perché il 23 torno in Italia e non ho nessuna intenzione di portarmi la valigia.
Poi ho concluso la mattinata visitando appartamenti, ma senza trovarne nessuno per cui dire: ‘E’ lui, è il mio’.
Ce n’era uno però per cui volevo un parere esterno, così nel pomeriggio sono andata dal Prof. Bear per andarci insieme. Intanto gli ho portato una delle mie piantine di basilico, perché quando sarò in Italia ho bisogno di un babysitter e prima di affidargli le mie bambine lo voglio testare. E poi, ama il basilico almeno quanto me, il che è assolutamente amazing!!!
La casa alla fine non l’abbiamo vista, perché lui dice che se è quella giusta lo sai senza bisogno di pareri, e che non devo avere fretta, se non sono convinta.
Insomma, abbiamo poltrito un po’, poi ci siam messi a fare lavatrici e pulizie… Senza parole, non le faccio a casa mia, e le faccio con lui nella sua, bah. Abbiamo lavato le federe del divano, poi lui ha fatto la cucina e io il bagno, perché non mi piace star lì a guardare senza far niente. Poi Guillaume ha chiamato ed è venuto a cena, abbiamo ordinato una pizza e guardato un film. Poi G. è andato via, ma noi non siamo usciti. Ci siam guardati un altro film, dandoci la mano per metà tempo (che teneri!!!!!!!!)----- occhi a cuore, mi son sparite le faccine e non posso più esprimermi con quelle!! -.-' :'(((
Stamattina era la prima giornata di sole dopo secoli di pioggia senza tregua, così abbiamo deciso di andare in stazione a comprare i biglietti……….
Ma come i biglietti per cosa? Ma come, non ve l’ho detto??? Oh, che sbadata!! Ma certo certo, adesso vi racconto tutto.
Dunque l’ultima domenica di mare, mi pare la settimana scorsa, lui mi ha chiesto se avrei potuto prendermi dei giorni di ferie. Io ero un po’ titubante, nel senso… Magari me li danno, ma deve esserci un motivo. La settimana prima avevo lavorato part-time e lui non c’era mai stato, mò devo prendere le ferie per far niente?? Ma lui non mi ha detto nient’altro, quindi boh, ho lasciato perdere. Solo tipo due ore dopo mi ha detto che avrebbe voluto fare un viaggio in una città della Cina, ed era per questo che mi aveva chiesto se potevo prendermi dei giorni. Un viaggio?? I miei neuroni era già partiti.
La farò breve, ho chiesto i giorni il giorno successivo, e li ho ottenuti!!! Ancora non sapevo se le mie date sarebbero coincise con le sue, ma lo speravo davvero. Un viaggio!!!
La sera del martedì davanti a caffelatte e dulce de leche abbiamo fatto una bozza dell’itinerario e di come raggiungere il posto e come rientrare. Sarà un viaggio fighissimo!!!! Andremo qui:
http://wikitravel.org/en/Xiahe
http://www.google.com/images?q=xiahe&hl=en&rlz=1G1GGLQ_ENUS364&prmd=im&source=lnms&tbs=isch:1&ei=9fBxTKy6Fo2msQOTlZWFCw&sa=X&oi=mode_link&ct=mode&ved=0CAsQ_AU&biw=1280&bih=648
http://www.google.com/images?hl=en&rlz=1G1GGLQ_ENUS364&biw=1280&bih=648&tbs=isch%3A1&sa=1&q=langmusi&aq=f&aqi=&aql=&oq=&gs_rfai=
E poi, visto che io non ci sono mai stata, lui ha avuto la carinerie di pensare a un modo di raggiungere la nostra destinazione in maniera da passare per qui:
http://wikitravel.org/en/Xian
http://www.google.com/images?hl=en&source=imghp&biw=1503&bih=647&q=xian&gbv=2&aq=f&aqi=g10&aql=&oq=&gs_rfai=
Insomma, non è fantastico???!!!
E’ una regione anticamente appartenente al Tibet, dove voglio andare da tempo. L’hanno riaperta solo dopo marzo, e la cultura tibetana si sente parecchio.
E, cosa fighissima che faremo, sarà la horse riding!!! Per questa non sto più nella pelle!!! Anche perché mi ha raccontato che, qui è Cina, insomma… Ti mettono in groppa e vai, senza tanti complimenti. Quando lui l’ha fatta la prima volta, la guida aveva il figlio sedicenne con lui. Il padre aveva dovuto accompagnare qualcuno indietro, e loro avevano chiesto al ragazzino se potevano andare più veloci, e il ragazzino ovviamente tutto contento aveva acconsentito… così erano partiti al galoppo per queste distese verdi!!! Non è fighissimo??
Unico problema, abbiamo appena scoperto che la settimana che saremo via da Q., qui il tempo sarà meraviglioso, mentre la pioggia si sposterà… indovinate dove?? A Lanzhou!!!! Ma poooooooorrrrrrrrrrrrrrrrrrr…….!!!!!!!!!!
Comunque, stamattina abbiamo preso i biglietti, eccoli qua
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quindi si va!!!! Nove giorni di avventura col mio Prof. Bear!!!! Trullallà trullallà!!!!
Dopo l’acquisto abbiamo mangiato un panino su una panchina, poi abbiamo iniziato a girare… Chocolate Sundae del Mc Donald’s in mancanza di gelato autentico, poi aléé!!! Siamo partiti. Abbiamo camminato tutto il pomeriggio. Abbiamo scoperto una zona sconosciuta, troppo bella. Intanto, parlando mi son presa malissimo perché ha detto qualcosa circa andare e cercare di sistemarsi alle Hawaii... 40 minuti di agonia per me. Poi ha parlato di comprare una macchina qua... ho ripreso a respirare. Ma che cacchio vuole fare???? Oltre a farmi morire d'angoscia, intendo.
Insomma… Sono arrivata stanca morta, mi son messa a tirar giù il nostro itinerario (mi ha assegnato la pianificazione di Xi’an, lui si occuperà di Xiahe), ed eccomi qua! Però adesso pulzelle vi vedo salutare, perché da domani inizia una settimana dura, lavoro fino a sera tardi, poi palestra, poi viaggio da preparare, valigie da fare, volo Italia-Cina da comprare, insomma… Meglio se vado a dormire!!! Un bacione a tutte!!!

Thursday, August 26, 2010

Il “Pollo alla white sauce” della mamma degli amici libanesi… ovviamente fatto da noi!

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Oggi il piatto è unico. Sono eccitatissima all’idea di postare questa ricetta, familiare, ma non italiana, eppure ottima.
Dunque, erano mesi che Jack, il fratello di Sako, ogni volta che portavo loro qualcosa fatto con la besciamella, o lasagne, o crespelle alla valdostana, o tortino di tonno e patate, o rigatoni al forno, mi diceva che dovevo insegnargli come fare ‘la white sauce’, perché voleva fare un piatto di sua mamma, e mi chiedeva perché non avessi aggiunto il pollo al mio piatto. Così io lo zittivo dicendo che il pollo non c’entrava niente con la mia ricetta, e che se voleva gli avrei insegnato così avrebbe potuto farci quello che voleva. E’ passato il tempo, gli equilibri sono cambiati, Jack e Sako li vedo poco, e così la cosa è finita nel dimenticatoio.
Però non per me, entrambi sono stati gentili e non mi dimentico di loro, anche se la mia testa adesso è da tutt’altra parte (Prof. Bear?).
Così li ho chiamati per avvertirli che questa settimana sarei stata più libera lavorando solo part-time, e che se fossimo riusciti a combinare avremmo potuto fare il famoso piatto con pollo e la besciamella.
Mi sono messa d’accordo con Jack, perché è lui lo chef, e così mercoledì sono andata da loro direttamente dopo il lavoro, e ci siamo messi all’opera. Jack aveva già preparato tutto, mancava solo il mio contributo. E’ stato bravissimo. Ma ecco la ricetta. E’ ottima, lo garantisco, sebbene ne dubitassi, all’inizio.
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Ingredienti per 4-6 persone:

500 g di fettuccine (spero sia la pasta giusta… ma la potrete vedere dalla foto)
3 petti di pollo
1 bastoncino di cannella
100 g burro
100 g farina
1 l latte
cheddar cheese bianco e arancione
sale, pepe, noce moscata

Siete pronti? E allora via! Partiamo.
Dunque per prima cosa bollite il pollo in una pentola in cui avrete spezzato il bastoncino di cannella e versato un pizzico di sale.
Mettete da parte il pollo e, nella stessa acqua, bollite parte della pasta (tiratela su con una schiumarola, non buttate l’acqua).
Ungete di burro una teglia rettangolare, e coprite il fondo con la pasta, poi sopra lo strato di pasta spezzettate o sbriciolate i petti di pollo. Così:
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Questo è quel che mi ha mostrato Jack, e io mi sono quasi eccitata alla vista. Era perfetto, è esattamente il tipo di lavoro che potrei fare io e per il quale in genere vengo presa in giro, ovvero un lavoro preciso. Ogni singolo tocchetto di pollo era della stessa dimensione di tutti gli altri, ed era sparso in modo eccellente, senza neanche un buco vuoto. Davvero davvero ben fatto. Che ci posso fare, io sono così! Mi piacciono i lavori ben fatti, anche se poi si copre tutto e nessuno sa com'era sotto.
Poi fate la besciamella, sciogliendo il burro in una casseruola a fuoco lento, poi togliete dal fuoco, aggiungete la farina e mescolate fino ad ottenere il famoso roux. Rimettete sul fuoco e aggiungete il latte caldo o tiepido, un po’ alla volta all’inizio e poi versandolo tutto se la salsa non presenta grumi, mescolando in continuazione.
Quando inizia ad addensarsi salate e aggiungete noce moscata a volontà. La mamma di Jack ha detto di aggiungere del pepe dolce alla salsa, e così ho fatto, ma sono sicura vada bene anche senza.
Spegnete quando la consistenza è quella di una crema non troppo densa. Meglio più liquida che densa.
Nella stessa acqua di prima, cuocete la restante pasta, poi scolatela e conditela con un po’ della besciamella, mescolando bene.
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Fate un altro strato di pasta condita sopra quello di carne.
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Livellate e poi versate sopra la restante besciamella, cercando di farla scendere un pochino.
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Consiglio:
Io farei così: bollirei il pollo e lo spezzetterei, e metterei da parte. Farei la besciamella, e nel frattempo cuocerei tutta la pasta nell’acqua del pollo, poi scolerei la pasta e la condirei tutta con un po’ di besciamella, e farei il primo strato, quello sul fondo, con la pasta già un po’ condita. Poi aggiungerei il pollo, poi il secondo strato di pasta condita, e poi la restante besciamella. In questo modo, oltre ad andare perfetti con la quantità di besciamella (noi ne abbiamo avanzata un po’), non si rischia di avere un primo strato secco. E inoltre non dovete cuocete la pasta in due volte!!

E poi è la volta del formaggio: prima uno strato di cheddar bianco, poi sopra o nei buchi altro cheddar, quello arancione, grattugiato (Jack l’ha messo a fette ma era d’accordo con me e sua mamma che grattugiato è meglio, si scioglie prima e scende negli strati bassi).
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Voilà! Questo piatto carichissimo è pronto per essere informato! Jack era pieno di disappunto perché diceva che avrebbe dovuto essere tutto coperto di formaggio (perché, non lo è abbastanza??!?), ma Sako non aveva voluto comprarne altro. Secondo me invece, era più che sufficiente. Ma l’avrei grattugiato, il cheddar arancione.
In forno a 180-200° per mezz’oretta, fino a quando il cheddar non inizia a scurirsi.
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Poi, tagliare in 6 grandi quadratoni, e servire con una spolverata di pepe (a mio parere, assolutamente consigliata… divino!).
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Ottimo piatto, seppur super iper calorico, ottimo collaboratore. Siamo persino riusciti a far fare qualcosa a Sako (le mani che versano il secondo strato di pasta sono le sue), anche se poi se l’è svignata subito. Jack ha detto che il sapore era esattamente come quello di quando lo fa sua mamma, ed era contentissimo!
Un autentico piatto libanese! Che bello!!!!

Monday, August 23, 2010

Arrosto magro alla salsa di soia e vino bianco e il ritorno del predestinato Professore!

La sera del giovedì dopo la notizia di Maggie mi sono vista con A., che mi ha spiegato tutto per bene. Siamo andati con Kim a mangiare al coreano, poi io e lui siamo andati a casa.
Lui quella sera è stato dolcissimo.
Il sabato poi, lui è andato a prendere Guillaume all’aeroporto, per portarlo all’ospedale. Insomma, una giornata non facile. Io ero a casa, in attesa di notizie, e per tenermi impegnata ho cucinato tutto il giorno.
La sera poi, ho portato il cibo agli uomini, lui e Sander. Sander, che è colombiano e amante del cibo, quando ha aperto il tapperware e ha annusato si è messo a piangere e ha urlato “Goood!!! This is FOOD!!!! This is FOOD!!!!”. Povero. Lisa non ce la fa a cucinare niente, dovendo seguire il bambino, e se anche avesse tempo non è capace a cucinare all’occidentale.
Comunque, la ricetta è semplicissima ma a mio parere favolosa: mi è venuto esattamente come a mia mamma, ed è una delle poche cose che a casa mangio in comune coi miei (in genere seguo sempre la mia dieta ferrea personale, per poi sgarrare alla grande quando non c’è nessuno).

Ingredienti:
ehmmmmmmmmm non so assolutamente che pezzo di carne abbia comprato!!! Sono andata a occhio, basandomi sull’aspetto.. e ci ho azzeccato! Non è carrè di maiale perché il carrè è molto più asciutto, ma è comunque maiale, parte magra
rosmarino
aglio
olio
vino bianco
salsa di soia
sale
Mettete un po’ d’olio in una pentola, con un rametto di rosmarino fresco (che soddisfazione usare il mio!!!) e uno spicchio d’aglio. Anche una carotina e un gambo di sedano andrebbero messi, io li ho dimenticati.
Appoggiate la carne e fatela rosolare da tutti e sei i lati, girandola con due cucchiai di legno senza assolutamente usare la forchetta! Lo scopo di questa rosolatura è chiudere i pori della carne, cosicché durante la lunga cottura non fuoriesca tutto il succo e non si asciughi. Quando ogni parte è diventata griglia, sfumate con un 1/2-1 bicchiere di vino bianco, poi aggiungete un po’ di salsa di soia mescolata ad un bicchiere d’acqua.
Coprite e lasciate cuocere, a fiamma lenta, versando altra acqua e poca salsa di soia quando il sugo comincia a evaporare. Tenete sempre il pezzo bagnato. A circa metà cottura salate un pochino (poco, c’è la salsa di soia che è già salata).
Credo di aver lasciato cuocere un paio d’ore… Ma devo ammettere che non ho manco guardato, sono andata a naso per tutto e mi è andata proprio bene: è venuto perfetto!
A cottura ultimata lasciate intiepidire e poi prendete il pezzo di carne e tagliatelo in tante fettine sottili. Sistemate le fettine nella pentola col loro sughetto.
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E’ sicuramente uno dei miei piatti di carne preferiti, magrissimo senza manco un filetto di grasso, eppure tenerissima, noi non abbiamo usato coltelli.
Abbiamo servito con un’insalata mista e panini al sesamo tostati al forno… Una cena semplice ma siamo rimasti soddisfattissimi. Mi scuso perché mancano le foto dei piatti, che una volta tanto erano venute proprio bene, ma mi prendo sempre male a mettermi a fotografare i miei piatti in casa d’altri.
Prometto che ripeterò, visto che ce lo siam fatti fuori in tre in una sola cena.
Sander dopo cena è tornato a casa, e quella sera A. è stato dolcissimo. Abbiamo avuto qualche momento triste, pensando a Maggie e riguardando alcun video, ma è stata una consolazione essere insieme. A. non è un ‘emotional guy’, lui non è bravo a confortare, dice lui. Lui è bravo a fare ricerche, a capire dove sta il problema e a chiarire la situazione, e a dire i fatti come stanno, senza addolcirli o cambiarli. Questo è stato il suo contributo all’intera faccenda. Come il mio cucinare. Ognuno fa quel che può, ognuno fa quel che, nel suo piccolo, può essere d’aiuto. Però sabato è riuscito lo stesso a confortare me.
La domenica mattina eravamo nel letto a scambiarci le sim perché a lui serviva leggere un messaggio scritto in cinese, ed era mezzo sdraiato, con gli occhiali. E’ stato un flash.

Il mio libro preferito, da piccola, era ‘Piccole Donne’. Come per un sacco di altre ragazze a quella età. Io leggevo moltissimo, tanto che, finiti i compiti, cambiavo solo postazione, letto o poltrona anziché scrivania, ma sempre un libro in mano avevo. E, quando me ne capitava uno che veramente mi appassionava, non me ne staccavo neanche un minuto, leggendo per la strada e ovunque mi trovassi, tanto che spesso mia mamma mi doveva dire di uscire un po’, di svagarmi. E io rispondevo che avevo fatto il mio dovere (i compiti), e che quindi adesso potevo avere il mio momento di piacere, ovvero la lettura. Ci sono libri che ho letto 27 volte. Insomma, una passione.
E, soprattutto, amavo fantasticare. Ho sempre odiato guardare i film tratti da un libro che mi è piaciuto, perché immancabilmente ogni personaggio è completamente diverso da come io l’avevo immaginato nella mia testa, e la cosa mi infastidisce. Infatti spero proprio che non facciamo mai il film dei ‘Pilastri della Terra’, perché sarei troppo combattuta se guardarlo oppure no.
Fatto sta, chi non ha letto Piccole Donne? Quale delle quattro sorelle March era la vostra preferita? Io ero Jo. Dico io ero perché mi immedesimavo proprio, arrivando a piangere e ridere a seconda della trama. Ricordo che pensavo di essere proprio come lei, un po’ maschiaccio, sempre in cortile a fare le gare col mio vicino Francesco a chi resisteva più tempo in verticale sulle mani, e a inventarmi mille tipi di ruota diversi, prima con 4 dita, poi una mano, poi un dito, …
I miei nonni materni, che abitavano in campagna, avevano un grande orto. Una domenica ero partita apposta in esplorazione per cercare un albero su cui appostarmi a leggere, come Jo. Avevo trovato un fico, non troppo alto, ma con un ottimo e comodissimo ramo su cui appollaiarsi. Oddio, comodissimo proprio no, ma non l’avrei mai ammesso. Passavo i pomeriggio là sopra, con una mela, vincendo persino la paura dei ragni, pur di emulare la mia eroina.
Ero però rimasta un pochino delusa quando, anziché sposare Lawry, l’aveva lasciato accalappiare da Amy (odiavo Amy), per poi innamorarsi di quel barbuto e maturo del Professor Bear, con l’accento tedesco così marcato. Insomma, con tutta la stima e il rispetto per il Professore ottima persona senza dubbio, ma dovendo scegliere io avrei sicuramente optato per la freschezza della gioventù. E poi la barba graffia.
Insomma, con gli ultimi due libri della Alcott avevo smesso di sentirmi così ‘vicina a Jo’.
Passarono gli anni, ed ero ormai una ragazzina, forse andavo per il liceo, o forse no… Almeno medie. Insomma, ero in un’età in cui avevo già sviluppato i miei gusti personali in fatto di ragazzi (in genere quelli della televisione): senza peli, belli, forti, affascinanti, maledettamente stronzi.
Ricordo che un giorno ho chiesto a mia mamma con che marito mi immaginava, da grande. Non volevo sapere chi sperava per me, ma, pensando a me e alla mia personalità, con che tipo d’uomo mi immaginava. Lei era stata colta un po’ alla sprovvista, così le avevo spiegato che io, nonostante non mi piacesse affatto l’idea, immaginavo me stessa con un marito come il Prof. Bear di Piccole Donne. Un tipo colto, abbatsanza ben piazzato, molto uomo, forse occhiali, posato, serio, anche se premuroso e molto affidabile. Molto professore e poco sportivo. Insomma, tutto il contrario di quel che, dentro di me, speravo. Lei si era dichiarata d’accordissimo. E così, mogia mogia, mi ero rintanata in camera mia, rassegnata all’idea che avrei sposato un tipo che non potevo fare a meno di immaginare peloso e noiosissimo.

Beh… sono passati tanti anni da allora, e io sono cambiata moltissimo, soprattutto caratterialmente. Non mi son più chiesta come sarà l’uomo che sposerò, semmai mi chiedo sempre più spesso ‘Mi sposerò?’.
Però, domenica è stato un flash.
A. era lì, sdraiato accanto a me, con gli occhiali, la barba un po’ lunga e lo sguardo serio e… Era lui. Eccolo, il mio Prof. Bear!!! Non sapevo se ridere o piangere, perché mi sono accorta all’improvviso che è lui il compagno che mi spetta fin da quando ero piccola. E si è presentato in una forma che non solo non ha niente a che vedere con l’aspetto del Prof. Bear, ma anzi!!! Io lo guardo e mi beo.
Quest’altra domenica eravamo a far colazione al Kona e ho incontrato il mio collega, quello bravo che sa tutti i cazzi miei… Gli ho presentato A. e lui non è riuscito a trattenersi: “Sta minchia!!! Sti cazzi!!!!”. E stamattina in azienda mi è venuto a fare i complimenti dicendo che è quasi un peccato non essere gay, per un tipo così. Ma che braccia ha??!!?? Eh, lo so lo so. Ho un debole per le sue braccia.
Comunque… Qui la cosa si fa seria: io ho capito che voglio questa persona, non per ora, non per domani, ma a luuuungo, luuuungo termine. Voglio tornare a essere Jo, e voglio che lui sia il mio, personalissimo, Professor Bear.

Saturday, August 21, 2010

Cocco e albicocche o cocco e banane


La ricetta l’avevo già provata, presa da Saretta, ma avevo cioccato. Per colpa del forno, perché era stato quando avevo scoperto che la parte di sotto non cuoce più. Avevo risolto mangiando tutta la parte di sopra, che era buonissima, e promettendo di riprovarci.

L’occasione si è presentata qualche settimana fa, quando avevo promesso un dolce per il weekend successivo in spiaggia,e quindi avevo dovuto pensare a una torta estiva e che si potesse portare in spiaggia. Senza frigo, insomma. Ma buona. Stavolta la torta è riuscita meglio come cottura, anche se ho dei seri problemi con le torte con la frutta, che inevitabilmente mi affonda e quindi il sotto è sempre molle. Mah!!! Se posso dire la mia, se riusciste a sbucciare le albicocche senza bollirle sarebbe meglio, perché secondo me affonderebbero meno. Le ho appena buttate nell’acqua bollente e subito tirate su, ma erano già tutte spappolate. Se avete un metodo segreto, dite!!
Non ero più così entusiasta del sapore come la prima volta, quindi ho chiesto un parere a Chris ed A., che erano venuti a far colazione da me, e loro mi hanno detto che l’unico motivo per non portarla era che se la sarebbero pappati volentieri tutta loro! Così ho portato in spiaggia quella alle albicocche e un po’ di quella alle banane, e il resto gliel’ho conservata.

Anche in spiaggia, hanno gradito. Vedete voi cosa ne pensate!

Ingredienti Per l’impasto :
- 2 uova
- 50 g zucchero
- 1 bustina zucchero vanigliato (da 125 g) (io ho usato zucchero normale perché non ne avevo di a velo)
- 1 cucchiaio di rhum (non messo)
- 100 g yogurt all’albicocca (yogurt al naturale)
- 125 g farina
- 1/2 bustina lievito per dolci
- 8 albicocche mature e sode

Per la copertura:

- un vasetto di yogurt
- 75 g farina di cocco
- 50 g zucchero
- 2 uova


Fate preriscaldare il forno a 150°C.
Incidere le albicocche con un taglietto a croce e metterle per circa 1 minuto in acqua bollente, quindi scolarle e spellarle.
Sbattere 2 uova con 50 g di zucchero.
Aggiungere lo zucchero (vanigliato, il rum), lo yogurt, la farina ed il lievito.
Versare l'impasto in uno stampo (ho usato una teglia grande rettangolare, perché ho raddoppiato le dosi).
Mettere sull’impasto le albicocche.


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Sbattete 2 uova con 50 g di zucchero, lo yogurt e la farina di cocco. Coprite con questo miscuglio.

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Cuocere nel forno a 150° circa 40 minuti (deve essere dorato sopra).

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Per quella alle banane, basta sostituire le banane alle albicocche, e l’eventuale gusto dello yogurt.
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Spolverare di zucchero a velo.
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E’ una torta morbida, leggera ma gustosa, cocco e frutta è superlativo. Poi io abbondo sempre… E’ fresca e per una giornata di mare era quello che ci voleva dopo una grigliata. Anche se fredda sarebbe stato meglio.
A. ha detto che quella alle banane, che avevo fatto per lui, sapeva esattamente di banana bread. Io mi fido sulla parola, visto che il banana bread ancora non l’ho provato.

Visto il successo, avevo deciso di ritentarla usando i manghi, ma mi sa che slitta alla prossima estate, visto che la stagione dei manghi è finita, quelli che ci sono in circolazione fanno cagare, e la città è vuota, e il tempo non ci è amico.
Comunque è una torta molto estiva!!! Se usate lo yogurt scremato è pure light!
Scusate le foto, ma sapete, la fretta… Il tempo non mi basta mai… Mi viene il dubbio di non saperlo usare bene –.-‘…

Monday, August 16, 2010

Lemon bars per Maggie

Il weekend dopo è stato un weekend molto intenso… A dir la verità ora sono un po’ confusa e, non avendone scritto subito, non riesco a concentrarmi e ricordare esattamente cosa abbiamo fatto. So solo che è stato bellissimo e lui dolcissimo. Ricordo un semplice venerdì al F.man con Chris e alcuni suoi amici in visita. Ricordo un sabato interamente passato in casa (sera compresa) per via del brutto tempo (ma non ci siamo affatto annoiati!), e una domenica al mare in cui ci siamo bruciati tutti e due.
Sono stata lì lì per parlargli di noi in più di un’occasione, perché lui era particolarmente dolce.
Domenica era il 32° compleanno di Maggie. Guillaume era in Brasile per lavoro, così venerdì sera avevo deciso di prepararle qualcosa che ero sicura le piacesse e che la coccolasse un po’. Quando eravamo a Shanghai e andavamo da Paul, lei prendeva sempre la lemon tarte, però diceva che non era speciale come quella di Hong Kong. Così, ho deciso di unire l’utile al dilettevole e di preparare qualcosa di simile, ma che non avessi ancora postato. Combinazione il giovedì sera A. mi aveva parlato di una ricetta di sua nonna che gli piace moltissimo, e io ancora non l’avevo mai sperimentata, per via dell’enorme quantità di burro. Ma poi, il Fato ha voluto che trovassi una soluzione ottimale, e così… Ecco qui il risultato:
LEMON BARS
ricetta presa da qui.
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Ingredienti:
Per la pasta
110 g di margarina
220 g di farina
75 g di zucchero
1/2 cucchiaino di sale
scorza grattugiata di un limone

Per la crema 4 uova
160 g di zucchero
1/2 limone
40 g di farina
20 g di amido di mais

Preparate l’impasto per la base: impastando tutti gli ingredienti fino a che l’impasto non si amalgama e forma una palletta grumosa. E’ molto briciolosa, io ero quasi sicura che mancasse un uovo ma poi non mi sono arresa e alla fine ce l’ho fatta a stenderla! E consiglio di non aggiungere uova perché, anche se si fa un po’ di fatica, alla fine la pasta è molto buona e leggera.
Stendere la pasta così ottenuta in una teglia rettangolare 33×22x5 cm (o quadrata) e create un bordo abbastanza alto (consiglio caldamente carta da forno perché io ho unto una teglia in pirex e al momento di tagliare i quadretti ho distrutto tutto… –.-‘).
Punzecchiate con una forchetta e infornate per circa 25 minuti a 180°.
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Mentre cuoce la base, preparate la crema: in una ciotola mescolare le uova e lo zucchero fino a far diventare l’impasto omogeneo e chiaro, aggiungere poi il succo di mezzo limone, la farina e la scorza grattugiata del mezzo limone. Quando la crosta è pronta versatevi dentro la crema al limone e tenerla fuori dal forno, abbassate la temperatura del forno a 150°C . Una volta che la temperatura del forno sarà scesa riponete la teglia in forno nuovamente e cuocete la lemon bar per circa 30 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare completamente, poi tagliate in rettangoli uguali e cospargete di zucchero a velo un attimo prima di servire (metterlo prima lo farebbe assorbire tutto dalla crema).
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Siamo andati a cena io, A., Sander, Lisa e Gaby, e ovviamente la festeggiata. Abbiamo mangiato da Hai Bian Ren, che è molto buono, poi ovviamente abbiamo fatto fuori le lemon bars. Apprezzatissime, anche a me sono piaciute da matti, molto più della crostata al limone in cui secondo me il limone era troppo forte (ecco perché stavolta ho fatto di testa mia e ho ridotto drasticamente i limoni… risultato perfetto!). Se ne sono avanzate solo due, che ho lasciato a Maggie per la colazione dell’indomani.
Abbiamo discusso un po’ dei nomi per il bambino, e i più gettonati erano Vincent (Vince), e Samuel.
A fine serata abbiamo riaccompagnato Maggie a casa e poi io sono stata ancora da A., e son tornata a casa il lunedì mattina giusto prima di partire per andare a lavorare.
Insomma, uno splendido weekend.
Mercoledì pomeriggio Maggie si è sentita male ed è stata, dopo varie peripezie prettamente ‘cinesi’ che non sto a raccontare per evitare di spaccare il monitor nel mentre, ricoverata all’ICU. Nessuno diceva niente, nessuno informava nessuno. Ma basta ho detto… niente ulteriori polemiche o rabbia. Tanto non serve a niente.
Il bambino è stato fatto nascere non appena è arrivato un medico competente che ha capito che era assolutamente necessario farla partorire, ma era troppo tardi.
Madre e bambino sono ancora vivi, ma respirano grazie alle macchine e le speranze sono nulle.
Le notizie si sono accavallate confuse e scorrette da giovedì mattine, quando mi ha chiamata Sander, a Giovedì sera, quando sono andata da A. che mi ha raccontato la giornata in ospedale, a questo sabato, quando Guillaume è tornato dal Brasile di corsa e si è precipitato all’ospedale, perché ancora non si rendeva conto di quello che stava succedendo, a questa domenica, quando siamo andati tutti all’ospedale, e poi a casa di Guillaume, per non lasciarlo solo in quella casa, piena di Maggie.
E’ inutile che racconti tutti i vari passaggi e i vari sviluppi, sono stanca di parlarne e non ne ho voglia, e alla fine non ha senso scriverne. Dico solo che sia Maggie sia il suo bambino sono in condizioni critiche, e, se anche Maggie sopravvivrà, non ri risveglierà mai dal coma, perché le sue funzioni cerebrali sono a zero. Ma probabilmente non ce la farà. Il suo bimbo è più piccolo della norma, e non respira da solo. Se sopravvivrà, non sarà un bimbo normale.
Guillaume è… No, lasciamo perdere. Tutto questo è troppo brutto per essere successo. E’ ingiusto e orribile, e il contorno, l’ambiente in cui è avvenuto lo rende solo più orribile e difficile. Il menefreghismo, l’avidità, la disinformazione, tutto ci rende così arrabbiati che è insopportabile. Dico solo che ci siamo messi noi a fare ricerche su quello che Maggie potrebbe avere avuto, e siamo giunti alla conclusione, anche grazie alla competenza della mamma di A., che potrebbe trattarsi della HELLP Syndrome. Tutto corrisponde.
Ieri abbiamo scannerizzato i risultati dell’EEG e di un altro esame, e li abbiamo inviati alla mamma di A., che li mostrerà a un dottore, in modo che possa fornirci una spiegazione dettagliata e precisa e in inglese sulla situazione, visto che qui non lo fa nessuno. NESSUNO. Un uomo ha il diritto di sapere perché sua moglie gli viene portata via. Deve sapere. O non lo accetterà mai.
Forza Maggie. Forza Guillaume.
Voglio credere ai miracoli.

Thursday, August 5, 2010

Un fuoco, una mare di diamanti, e la dolce scioglievolezza degli S’mores

Sabato scorso siamo rimasti in spiaggia fino alle 20 di sera. E’ una cosa che mi mancava, perché l’ho sempre fatto da bambina e adolescente, persino coi miei, per l’ultimo bagno e le ultime partite a palla o racchettoni quando la spiaggia si era già mezza svuotata. Ma qui è diverso, perché viene buio prima, e perché in genere i cinesi arrivano a frotte proprio quando va via il sole.
Ma sabato era bello dopo due settimane di brutto tempo, e avevamo preparato tutto l’occorrente per fare una cosa molto tipica in America. Volete prepararlo anche voi? Facile! Vi servono veramente poche cose, oltre ai tre ingredienti: spiedini lunghi di legno, un fuocherello, una spiaggia, tanti amici, et voilà… l’atmosfera è creata! Se avete una chitarra sarebbe ancora più perfetta, noi non ce l’avevamo e ci siamo dovuti accontentare della ‘serenata’ concessaci da A.
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Ingredienti per gli S’mores: (guardate qui per saperne di più)
marshmallows
cioccolato
graham crackers (noi abbiamo usato Digestive perché i Graham non li abbiamo trovati)
Infilate un Marshmallow sulla punta dello spiedino e fatelo dorare sul fuoco… Occhio che ci mettono un nanosecondo a diventare neri e carbonizzati.
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Tenetevi pronti due biscotti e un quadretto di cioccolato, e appena togliete il Marshmallow dal fuoco ‘impaninatelo’ tra i biscotti insieme al cioccolato.
Questo il suo… Ma… il cioccolato arrivava dal freezer, non si scioglieva facilmente…
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L’allieva supera il maestro, si ingegna e… voilà!!! E’ bastato ficcare il cioccolato all’interno del Marshmallow, per ottenere la giusta scioglievolezza del cioccolato mischiato con la crema…
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Piccole, semplici godurie spiaggesche!!!
Sabato sera sono andata poi da lui, non mi ricordo che film abbiamo visto… Casablanca forse era la scorsa settimana? Fatto sta che la mattina dopo, domenica, era in programma, nel caso di brutto tempo, di accompagnarlo a far la spesa, e poi di insegnargli come fare ‘la mia insalata’, perché diceva che era speciale. Sapete che era? Solo ciliegini, cetriolo, lattuga, Philadelphia, olive taggiasche e il mio basilico!!! Mi ha chiesto di insegnargli a fare la mia insalata e qualche altra cosa di semplice, in cambio delle sue lezioni di spagnolo (che devono ancora cominciare).
Però il tempo era come sabato mattina, così abbiamo deciso di rischiare e di provare lo stesso ad andare in spiaggia. Arrivati là, ci siamo accorti che sarebbe arrivato di lì a poco un temporale. Eravamo solo noi due, quindi abbiamo parlato fino al primo tuono e agli improvvisi goccioloni, al che ci siamo andati a riparare sotto una delle barche rivoltate sulla spiaggia, dove abbiamo messo la nostra roba perché non si bagnasse. Credevamo sarebbe finito presto, invece veniva giù sempre più forte finché la cosa migliore da fare non ci è sembrata quella di buttarci in acqua. E così abbiam fatto.
E’ stato bellissimo. Le gocce erano talmente grandi e pesanti che gli occhi facevamo quasi male, ma intorno a noi era spettacolare… Avrei voluto tornare indietro a prendere la macchina fotografica per immortalare quel mare diverso e meraviglioso, ma la riva era troppo lontana. Ci guardavamo intorno, e A. ha detto che stavamo facendo il bagno in un mare di diamanti. Era vero. Uno dei momenti che avrebbero potuto essere tra i più romantici in assoluto, anche se io sono più per le situazioni asciutte, con tramonto e spiaggia. Avrei voluto chiedergli riguardo la frase detta la sera prima al suo amico, ma la possibilità che la sua risposta potesse essere diversa da quella che mi immaginavo io nel mio film perfetto mi ha trattenuta… Il momento era perfetto non doveva assolutamente essere rovinato da risposte inopportune. Dopo un po’ siamo usciti, siamo rimasti sotto la pioggia ancora un po’, poi abbiamo capito che non avrebbe smesso, e abbiamo deciso di affrontarla e dirigerci alla macchina per tornare indietro.
Povera macchina!!! L’abbiamo inzuppata tutta. Il brutto è che abbiamo dovuto accendere il condizionatore perché i vetri se no non si spannavano, quindi siamo morti di freddo per tutto il tragitto di ritorno, che è durato almeno un’ora per via della scarsa visibilità e dell’incapacità cinese alla guida. I nostri amici erano da Starbucks così lui mi ha chiesto se dovevo passare da casa o se andava bene andare in quello stato, così mi sono cambiata in macchina e siamo andati là. Poi da là al Caffè Roland per una pizza. Poi da lì io e lui siamo tornati a casa, e quella sera abbiamo guardato due film, un horror e poi ‘Sono leggenda’, con Will Smith, davanti a due Black Russian preparati da lui. Sia sabato che domenica sera abbiamo dormito filati più di otto ore, senza manco cambiare posizione. Ma lunedì mi sono dovuta alzare per andare a casa e poi al lavoro.
La settimana non è cominciata bene… In azienda mi hanno detto che non potevano assumermi con regolare contratto, non si sa bene perché.
Il martedì alla scuola mi hanno detto che avrei dovuto insegnare solo più un’ora e mezzo al giorno, perché i nuovi bimbi della baby class sono appena arrivati e non fanno che piangere, quindi non è il caso di tenere lezione.
Martedì sera A. mi ha chiesto se lo raggiungevo per cena al Vietnamita, così alla fine sono passata. Lui e Thomas mi avevano conservato degli spaghetti, che ho finito raccontando loro le mie disgrazie, mentre insieme cercavamo di pensare a come fare. Poi Thomas è andato a casa e A. mi ha chiesto se volevo andare da lui per un film.
Avrei dovuto pulire casa, ma chissenefrega!
Prima siamo passati a comprare un paio di cose, perché mi ha detto che mi avrebbe fatto un dessert buono, e healthy, e che era una sorpresa.
A casa mi ha preparato un ottimo smoothie al mango e banana.
Alla fine non abbiamo visto il film. Siamo stati tutta la sera a parlare. Di noi, di come per lui sia facile leggermi e capire cosa sento. Io non so quanto questo sia vero, visto che in giro va a dire che non è sicuro di piacermi… Poi, non mi ricordo come ci siamo arrivati, ma ci siamo raccontati, e abbiamo tirato fuori tutti i nostri ricordi d’infanzia. A. ha perso il padre parecchio tempo fa, ma doveva essere una persona speciale. Mi ha raccontato tante cose, di come lui fosse un bambino parecchio naughty, e di come suo padre usasse gestire le sue marachelle. Non voglio raccontare i fatti suoi, che conservo gelosamente come confidenze, ma mi ha colpito moltissimo un episodio che racconterò perché mi ha fatto stimare quell’uomo anche senza averlo conosciuto.
A. era piccolo, era con suo padre in un negozio, e stava facendo le piste perché lui gli comprasse un giocattolo che aveva visto alla cassa. Era in ginocchio, batteva i pugni, urlando e strillando pensando che, per farlo smettere, suo padre l’avrebbe accontentato. E invece, con suo immenso stupore, ecco che suo padre, che stava pagando, si inginocchia e inizia a battere i pugni pure lui, urlando come un ossesso di fronte a tutti. A. si è zittito immediatamente, colto di sorpresa che di più non si poteva e sentendosi imbarazzatissimo. Non ha mai più fatto alcun capriccio.
Tante cose mi ha raccontato, e devo dire che mi piace il sistema di educazione americano, almeno quello della sua famiglia. E’ più rigido, abbastanza simile a quello di mio padre (sardo… dice niente?), ma, con la presenza mitigatrice di una mamma, credo possa dare ottimi risultati. A. è un perfetto esempio. I suoi hanno fatto un ottimo lavoro. Lo slap game è un’altra ottima trovata per le piccole punizioni.
A. sarà un padre perfetto. Abbiam parlato anche di questo… Di come la gente, adesso, veda il matrimonio e la paternità/maternità come un passo da compiere, una cosa da fare col tempo che passa. Come i nostri amici qui. Lui mi ha detto che sarebbe pronto per essere padre, e sa che sarebbe un ottimo genitore, e non vede l’ora, però, forse egoisticamente parlando, teme il cambiamento che questo porterebbe. E ha ancora troppe cose che vuole fare, troppi posti da vedere. Le stesse paure mie, e di tutti quelli che ci pensano, credo.
A fine serata mi ha abbracciata e mi ha chiesto se mi sentivo un po’ meglio, dopo le brutte notizie del lavoro. Poi ci siamo salutati e mi ha lasciata dicendomi di non preoccuparmi, che sentiva che si sarebbe risolto tutto, e che l’indomani si sarebbe informato per il mio visto.
Oggi sono andata a parlare direttamente col presidente. Alla fine siamo giunti a un accordo: visto che lui mi vorrebbe all’interno dell’azienda con un ruolo di grande responsabilità, ma investe su di me solo a patto che sia decisa a fermarmi qui per anni (dai 5 in su), resterò qui fino a dicembre, si spera come assistente del primo signore per cui traducevo, e da cui ho imparato tutto. Poi mi rifarà la proposta: se io accetterò, cominceremo a lavorarci su, altrimenti, sarà finita la mia collaborazione. Spero che prima di allora io riesca anche a fare maggiore chiarezza nel privato. Il mio ritorno in Italia il 24 settembre è confermato, non devo cambiare il volo perché il signore arriverà, se viene, a ottobre.
La settimana sembra sistemarsi un pochino… E domani è finalmente venerdì!!! :D

Contest: vinci un fantastico MacBook Pro 13'' con Apple Tribù

Avete sempre desiderato vincere un Mac? Ebbene, Apple Tribù, sito di notizie inerenti il mondo Mac, iPhone, iPad, e tanto altro, vi da la possibilità di vincerne uno, semplicemente partecipando al concorso indetto.
Il modello messo in palio è il fantastico MacBook Pro 13 pollici (modello base) con processore Intel Core 2 Duo da 2,4Ghz, 4GB di RAM, Processore grafico NVIDIA GeForce 320M e Hard Disk da 250GB.
Per partecipare ci vogliono appena 5 minuti: vi basterà seguire le semplici istruzioni riportate sulla pagina del concorso, e sperare che siate il fortunato vincitore!
Il concorso è valido fino alle ore 15.00 del 14 Agosto 2010.
In sostanza, partecipate numerosi!
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Io lo so che tutti dicono che sono sfortunati e non vincono mai niente ( io per prima), ma poi a volte penso… Se però parti così e non tenti mai, di sicuro le possibilità non aumentano!!! No? Quindi, visto che non costa nulla, ecco qua!!! Io a dir la verità sto combattendo quotidianamente col mio pc, un Mac mi farebbe proprio comodo!!!! Dai, Dea Bendata… aiutami!!!! ;)
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